Come far durare la batteria dello smartphone

Ecco i trucchi per far durare di più la batteria dello smartphone, nonostante i produttori facciano di tutto per renderla inutilizzabile il prima possibile.

14 Gennaio 2020
Come far durare la batteria dello smartphone. Tecnologia

La batteria è la componente chiave per la durata dello smartphone, ed è spesso la caratteristica discriminante tra uno smartphone di basso costo e uno di prestigio. Morta la batteria, spesso diciamo addio al dispositivo. Troppo difficile trovarne una di ricambio, ed è pure un’impresa sostituirla, date le difficoltà tecniche di smontaggio e montaggio.

Vediamo come fare per farla durare di più, alla faccia di tutti i tentativi del produttore di renderla inutilizzabile il prima possibile.

Una strategia alla portata di tutti

Ogni tecnologia ha le sue regole. Per esempio, le batterie al piombo, quelle che ancor oggi equipaggiano le auto tradizionali, stanno bene solo quando stanno intorno al 100% della carica: se si scaricano oltre una certa soglia, si danneggiano. Le batterie al Ni-MH (nickel/ioni metal-idrato), quelle dei telefonini GSM, amano al contrario essere scaricate completamente, altrimenti hanno un «effetto memoria», cioè si «scordano» quali sono i loro limiti superiore e inferiore, e perdono di efficienza.

Le batterie al litio, quelle degli smartphone, sono una via di mezzo rispetto alle tecnologie precedenti: si prestano bene a cicli «profondi», ma non amano arrivare agli estremi di carica, né 0%, né 100%. Caricare la batteria vicino a questi livelli comporta alte temperature, che provocano l’usura del reticolo di litio e ne riducono drasticamente la durata. Vale a dire, se si ricarica la batteria solo fino all’80% o all’85%, e non si scende al di sotto del 15-20%, questa accetterà molti più cicli (fino a 5 volte di più) rispetto a una ricarica del 100%. 5 volte!

Questo può significare portare una batteria, anche usata, a superare la vita utile dello smartphone che la ospita. La regola aurea da seguire è questa: identificare un livello di carica minimo, al di sotto del quale si deve mettere il dispositivo sotto carica, e uno massimo, al di sopra del quale occorre staccarlo dal caricabatterie. Di solito si consiglia il 20% per il primo, e l’80% per il secondo, ma anche un 15-85% dovrebbe andare bene.

Le app utili

Esistono delle ottime app che notificano quando questi livelli (programmabili dall’utente) sono raggiunti. Per esempio, Battery Lifespan Extender. Quando si raggiunge il livello minimo, c’è poco da fare: o si ha a disposizione un caricabatterie, o nulla. Quando si raggiunge quello massimo, invece, abbiamo due possibilità: o si scollega manualmente, o ci si affida a un automatismo. Quest’ultimo potrebbe essere molto utile se, come spesso avviene, si mette in carica il telefono la notte, quando è un po’ seccante doversi svegliare per staccare il caricabatterie.

Esiste un’altra app, reperibile su F-Droid (www.f-droid.org/it ), chiamata Battery Charge Limit, che ferma la ricarica al livello desiderato, da sola, anche mentre dormiamo. Impostarla è un’impresa un po’ da hacker: l’app richiede i permessi di root1, e bisogna smanettarci. Ma garantisce grandi soddisfazioni. Se non siete degli smanettoni, o non avete voglia di perdere tempo, è possibile acquistare un caricabatterie programmabile. Per esempio, Chargie (www.chargie.org ).
Sembra una chiavetta USB, si collega tra il telefono e il caricabatterie, e mantiene il livello massimo scelto, anche durante il sonno. Si programma con un’app intuitiva che gestisce l’intero processo.

Buon lavoro! Il vostro smartphone e il vostro Pianeta preferito vi ringrazieranno.

 

Note
1. Si chiama root l’insieme dei diritti di accesso senza limiti al sistema Android. Siccome con l’accesso root è possibile fare involontariamente danni grossi al sistema, occorre essere utenti molto esperti per poterlo utilizzare.

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Articolo tratto dalla rubrica Ecologia informatica. Pratiche tecnologiche eco-compatibili

Leggi la rubrica su Terra Nuova Gennaio 2020

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di Michele Bottari


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