Fertilità del suolo: dalla diagnosi alla rigenerazione

Anni di attività umana e di agricoltura intensiva hanno impoverito i nostri suoli, rendendoli infecondi e malsani. L’agricoltura organica e rigenerativa si propone di ricostituirne la fertilità, a partire da una pratica agricola non standardizzata.

21 Febbraio 2018
Fertilità del suolo: dalla diagnosi alla rigenerazione

C’è un dato tristemente comune a tutto il territorio italiano ed è quello che riguarda la perdita di fertilità dei nostri suoli. Come sostiene l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), circa l’80% dei terreni ha subito negli ultimi decenni una grave diminuzione di sostanza organica1. Le conseguenze di questo fenomeno non tardano a farsi vedere, dato il ruolo fondamentale che il suolo svolge nell’equilibrio ambientale, per esempio favorendo il giusto drenaggio delle acque, assicurando la conservazione della biodiversità e fornendo il nutrimento necessario alle piante.

I fattori principali di questo declino sono da ricercarsi in particolare nelle pratiche di agricoltura intensiva che l’uomo ha perpetuato insistentemente sui terreni negli ultimi decenni, tra le quali l’utilizzo indiscriminato di macchinari agricoli sempre più pesanti, che compattano la terra inibendo l’attività dei microrganismi. A questo si uniscono i disboscamenti e l’uso dei fertilizzanti, che hanno reso il suolo sempre più inerte, vulnerabile e soggetto all’erosione, che in alcune zone supera le dieci tonnellate per ettaro all’anno2.

Gli effetti negativi di questo degrado si estendono anche ai raccolti. Oggi, infatti, assistiamo all’impoverimento delle proprietà nutrizionali degli alimenti che mangiamo, poiché queste ultime sono strettamente connesse alla qualità del terreno di coltivazione.

Terreni ricchi per un cibo di qualità

È proprio per far fronte a questo scenario che l’agricoltura organica e rigenerativa si propone di ridare fertilità alle terre agricole. A promuoverla in Italia è l’ong Deafal: i suoi esperti forniscono assistenza a piccoli e grandi produttori, ma anche a coloro che scelgono di uscire dal circolo vizioso innescato dall’agricoltura industriale, che per sopperire all’impoverimento delle terre propone le stesse pratiche intensive che ne sono la causa.

«L’agricoltura che intendiamo promuovere viene definita organica, perché ha l’intenzione di restituire importanza alle sostanze che compongono il terreno, e rigenerativa, perché contemporaneamente vuole recuperare i suoli» spiega Matteo Mancini, coordinatore tecnico di Deafal. «Come tecnici ci troviamo a viaggiare molto per l’Italia e abbiamo visto che da Nord a Sud i terreni versano ovunque in pessime condizioni: non sono più in grado di autoregolarsi e di reagire agli stimoli esterni e questo non permette di fare un’agricoltura di qualità».

Circa il 40% delle spese affrontate nell’agricoltura convenzionale sono dedicate all’acquisto di input esterni, come i concimi di sintesi. Fortunatamente, oggi sono sempre più numerosi i produttori che decidono di adottare nuove pratiche agricole che abbiano un impatto ambientale ridotto e che siano anche più convenienti, sia economicamente che per la salute dei consumatori.


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