Città ciclabili: da dove cominciare?

La bicicletta può davvero contribuire a rendere più vivibili le nostre città, per un futuro pulito, equo e sostenibile. Ma per diffonderne l’utilizzo, oltre alle piste ciclabili servono anche buone strategie sulla mobilità. Facciamo un viaggio nelle città ciclabili più virtuose con uno sguardo alla nuova frontiera delle due ruote: le bici a pedalata assistita.

12 Giugno 2018
Città ciclabili: da dove cominciare? Stili di vita

Se vuoi cambiare il mondo, comincia a pedalare! Due azioni che insieme incarnano l’impegno e la scelta ecologica per eccellenza, oltre a dare l’opportunità di mantenersi in forma, creare occasioni di svago e attenuare lo stress dell’uomo urbanizzato.

Inventata più di un secolo fa, la bicicletta rappresenta oggi un elemento concreto di difesa contro la deriva automobilistica delle nostre città. Un mezzo pratico, di semplice manutenzione, che fa bene a tutti e permette di spostarsi più agevolmente nei tragitti casa-scuola o casa-lavoro, liberandoci dalla dipendenza dall’auto e contribuendo a decongestionare il traffico urbano.

Tuttavia, non è il caso di scatenare guerre ideologiche tra automobilisti e ciclisti. Non esistono categorie divise, ma solo cittadini con esigenze diverse che possono convivere armoniosamente, a patto di ridurre il traffico e garantire una maggiore sicurezza per la cosiddetta mobilità debole. Provare a rallentare i ritmi di vita, rendendoli più umani, non è certo una battaglia in favore del passato contro la modernità. Chi pensa che le due ruote rappresentino un salto indietro rispetto all’automobile è contraddetto dal fatto che la bicicletta assume un ruolo principe negli spostamenti urbani proprio nei paesi più evoluti, nei quali è simbolo di uno stile di vita salutare, dinamico e inclusivo. In Europa ci sono Paesi che da più di trent’anni incentivano la bici e la mobilità sostenibile, cercando di arrestare l’invasione delle auto su strade e marciapiedi, nelle piazze e nelle campagne. E non ci sono ostacoli ambientali né climatici che tengano. La bici può essere usata in tutte le stagioni, anche in condizioni meteorologiche avverse, e per rendersene conto basta fare un giro in inverno in città come Copenhagen, Amsterdam, Berlino o addirittura Oslo, la prima capitale europea ad annunciare che il suo centro sarà presto libero dalle auto.

L’Italia non pedala in gruppo

In Italia, lo ripetiamo anche troppo spesso, a regnare sovrana è sempre l’auto, con una densità record di 608 macchine ogni mille abitanti, contro una media europea di 487. E secondo l’annuario statistico dell’Aci (Automobile club d’Italia) le immatricolazioni di automobili sono in netto aumento: nel 2015 si è registrato un +15,8%.

Anche se si cominciano a vedere i segnali di un cambiamento, questo avviene in modo molto disomogeneo; alcune città della penisola, infatti, si collocano ai vertici delle classifiche europee di ciclabilità, mentre in altre l’uso della bici stenta a decollare e non c’è ancora un piano definito per la mobilità alternativa. Infatti, la ciclabilità di una città non può essere valutata solo in base all’estensione delle sue piste ciclabili, perché la presenza di tanti chilometri di ciclopiste non corrisponde sempre alla capacità di creare le condizioni favorevoli per invitare i ciclisti a percorrerle. Oggi, gli urbanisti e gli esperti di mobilità concordano sul fatto che le piste ciclabili siano indispensabili in determinati contesti, ma che in altri si possa e si debba ricorrere a strategie diverse, come l’introduzione dei limiti di velocità a 30 km/h; laddove è stata applicata, questa norma sembra aver dato ottimi risultati.

L’avanguardia delle province

A differenza dell’Europa, dove sono le metropoli ad avere le migliori performance, in Italia le città più virtuose sono quelle di provincia. La classifica italiana delle 10 migliori città ciclabili, stilata dal rapporto del 2015 di Legambiente e Rete mobilità nuova, vede al primo posto a pari merito Pesaro e Bolzano, seguite da Ferrara, Treviso, Ravenna, Rimini, Piacenza, Sondrio, Venezia e Pordenone.

(...)


Forse ti interessa anche:

Posta un commento