Elettrosmog: mantenere i limiti di legge è possibile

Per garantire la salute pubblica è necessario mantenere o ridurre i livelli di esposizione attuali di 6 volt/metro: è su questo che bisogna concentrare gli sforzi.

19 Marzo 2020
Elettrosmog: mantenere i limiti di legge è possibile. Inquinamento

Le compagnie di telecomunicazioni implementeranno la rete wireless di quinta generazione (5G) entro i prossimi due anni. Praticamente tutto ciò che possediamo e compriamo, dai frigoriferi alle lavatrici, dai cartoni per il latte alle spazzole per i capelli, dai giocattoli ai pannolini per bambini, conterrà antenne e microchip e sarà connesso in modalità wireless a internet. Ma noi cittadini abbiamo davvero bisogno dell’introduzione di questa nuova e invasiva tecnologia?

L’innovazione 5G comporterà anche cambiamenti ambientali senza precedenti. Certo, ci saranno vantaggi sociali in precisi ambiti: pensiamo alla tracciabilità dei contribuenti, agli interventi chirurgici a distanza e via dicendo. Ma dobbiamo evitare di indurre bisogni che siano al solo servizio del consumismo e possano creare problemi per la salute.

È impossibile prevedere quale sarà la densità di installazione che verrà richiesta per i trasmettitori di radiofrequenza. Oltre a milioni di nuove stazioni radiobase 5G sulla Terra e 20.000 nuovi satelliti nello spazio, 200 miliardi di oggetti trasmittenti, secondo le stime, faranno parte dell’«Internet delle cose» entro il 2020, e circa un trilione di oggetti di vario tipo negli anni a venire.
E non va sottovalutata la sommatoria di queste nuove frequenze con quelle già in uso del 2G, 3G e 4G.

La distribuzione del 5G a frequenze estremamente elevate (onde millimetriche) è già in atto e, se i piani del settore telecomunicazioni si realizzeranno, nessuna persona, nessun animale, nessun uccello, nessun insetto e nessuna pianta sulla Terra sarà in grado di evitare l’esposizione, 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno, a livelli di radiazione a RFR decine o centinaia di volte maggiori di quelli attuali. Si sospetta che tutto ciò provocherà effetti gravi e irreversibili sugli esseri umani e danni permanenti agli ecosistemi della Terra.

L’evidenza che le radiazioni a radiofrequenza (RFR) già in uso siano dannose per gli organismi viventi è chiara. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha concluso che da 30 kHz a 300 GHz sono possibili cancerogeni per l’uomo. Studi epidemiologici e recenti prove sperimentali del National Toxicology Program americano e dell’Istituto Ramazzini di Bologna hanno dimostrato la correlazione fra RFR e rari tipi di tumore delle cellule nervose negli animali di laboratorio (gliomi maligni del cervello e tumori delle cellule di Schwann, o neurinomi maligni), tumori dello stesso tipo di quelli osservati nell’uomo in autorevoli studi epidemiologici che hanno indotto i giudici di Ivrea al riconoscimento della causa professionale nel dipendente di Telecom affetto da neurinoma del nervo acustico.

L’insieme degli studi disponibili mette in evidenza un pericolo di cancerogenicità, sebbene di basso livello, ma considerando che sono miliardi le persone esposte questo pericolo rappresenta un grande problema di salute pubblica. Sono stati inoltre evidenziati per il 2G e 3G danni al DNA, riduzione della fertilità maschile, diminuzione del peso nei neonati, danni a cellule e sistemi di organi in un’ampia varietà di piante e animali. Bisogna studiare le onde millimetriche del 5G (di cui non si conosce nulla) in sistemi sperimentali.

E qualcosa le istituzioni possono fare in attesa di dati più precisi. In Italia il limite di legge del campo elettromagnetico nei luoghi di stazionamento per oltre 4 ore è di 6 V/m per l’intensità del campo elettrico e di 100 mW/m2 per la densità di potenza. Per garantire la salute pubblica è necessario mantenere o ridurre i livelli di esposizione attuali e non innalzarli mai.
Le compagnie devono concepire apparecchi telefonici dotati di sistemi di sicurezza, che funzionino solo quando il corpo e il capo dell’utente siano in sicurezza; informare sull’uso corretto dei telefonini e dei metodi di trasmissione wireless; investire in formazione e ricerca per garantire la sicurezza delle nuove tecnologie.

Solo un approccio politico di cautela, insieme a regole che garantiscano l’immissione sul mercato di prodotti sicuri, potrà garantire la sostenibilità di una società con un motore digitale.

 

Fiorella Belpoggi è direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini, Bologna.

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Marzo 2020

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