Giocare in cortile, un regalo per Natale

Il gioco è fondamentale per la salute del bambino e per la sua educazione. Le nostre città devono tornare a misura di bambino. La riflessione della pedagogista Cecilia Fazioli.

15 Dicembre 2018
Giocare in cortile, un regalo per Natale. Genitori e figli

Vivo a Faenza, una cittadina che ancora permette una vita a misura d’uomo, quella che molti di noi inseguono. La misura a cui ci riferiamo è però quella dell’adulto.

I bambini oggi si muovono molto meno rispetto al passato, trascorrono buona parte della giornata al chiuso, la loro settimana è scandita da impegni che li vedono coinvolti in attività tra quattro mura e le tecnologie spingono a stare comodamente in poltrona, in solitudine.

Le conseguenze sul piano della salute fisica ed emotiva sono preoccupanti. I bambini oggi sono incapaci di fare una capriola, di arrampicarsi su un albero; potrebbe apparire un problema non rilevante e risolvibile con lo sport, ma il gioco libero è altra cosa.
È occasione fondamentale per la crescita e per una socialità formativa. La vita di cortile e di strada è autentica autoformazione; i bambini si educano al rischio, alla capacità di risolvere problemi, a incontrare la diversità sociale e culturale.
Apprendono le regole, a fare amicizia, a controllarsi e regolare le emozioni, indistintamente tra grandi e piccini.

Ma oggi il gioco libero all’aperto dove è possibile? Dove sono gli spazi che permettono ai bambini di vivere la dimensione del gioco spontaneo?
I parchi pubblici e i cortili sono regolamentati con numerosi divieti, che non tutelano il gioco come bisogno imprescindibile per la crescita e lo sviluppo del bambino.
Giocare è un diritto. La convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ne rileva l’importanza sostenendo che «I bambini hanno diritto di dedicarsi al gioco» (art. 31), richiamando gli adulti ad adoperarsi affinché questo diritto venga rispettato.

L’Italia, prendendo spunto dalla normativa internazionale, con la legge 176/1991 ha ratificato la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, che all’art. 31 sancisce: «Gli Stati riconoscono al fanciullo il diritto al riposo ed al tempo libero, di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica».

Pensiamo però ai regolamenti condominiali nelle nostre case: vietano spesso l’uso degli spazi comuni per il gioco. Divieto funzionale ad allontanare i conflitti che nascono tra i condomini e che purtroppo vivo nella quotidianità, con i miei figli.
Milano, Torino, Rimini sono amministrazioni che, nel rispetto della legislazione internazionale, hanno recepito tale principio garantendo il diritto di gioco negli spazi condominiali. Esempi ai quali la comunità può riferirsi, affinché sempre più diffusamente la città ridiventi a misura di bambino.

Giocare è una cosa seria. Un bambino che può esprimere la propria dimensione creativa, volitiva e del desiderio sarà un adulto rispettoso dell’umanità e dell’ambiente.
È necessario uscire da una forma pensiero che valuta e che vede prevalentemente la dimensione logico-concettuale. Il corpo ha una sua dignità; il movimento e le sue espressioni sono significative per le relazioni e la comunicazione, influenzano lo sviluppo del carattere.

Prendiamoci cura dell’infanzia, a partire dalle buone pratiche. Soffermiamoci ogni giorno a osservare se i tempi e gli spazi sono quelli adatti al bambino.
Organizziamo momenti per stare insieme permettendo a bambini di giocare liberamente, senza uno sguardo adulto limitante, ma attraverso una postura fatta di gesti, sguardi, voci che aiutano a dare forma al piacere.
Da genitori, da educatori, da adulti appropriamoci dei diritti che sono negati, a partire dai regolamenti condominiali.
È nostra responsabilità far sì che i cortili si ripopolino di colori, di schiamazzi e desideri.
Per garantire un futuro con meno abusi, con cibo sano, con capacità ad accogliere la diversità, restituiamo i cortili ai bambini. Per ogni bambino libero di giocare, avremo adulti con la voglia di vivere.

 

Cecilia Fazioli, pedagogista e formatrice, si occupa di educazione all’aperto e scuole parentali. È membro di Tutta un’altra scuola, la rete di esperienze educative all’avanguardia in Italia (www.tuttaunaltrascuola.it)

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Dicembre 2018

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di Cecilia Fazioli


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Le nostre città devono tornare a misura di Bambino.

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