Non ho l’età

C'è una forma di discriminazione che spesso non riceve grande considerazione ma che in realtà rappresenta un forte condizionamento per le nostre relazioni: la discriminazione in base all'età...

27 Aprile 2018
Non ho l’età. Rivista mensile

Ageismo: inglesismo (in inglese: ageism) che indica la discriminazione nei confronti di una persona in base alla sua età. (Wikipedia)

È una forma di discriminazione che passa perlopiù inosservata, ma che a ben guardare condiziona fortemente le nostre relazioni e il nostro rapporto con noi stessi: è la discriminazione in base all’età.

Fin da piccolo ho iniziato a notare che l’età era comunemente percepita come una sorta di colpa senza crimine: «Cosa ne vuoi sapere tu, sei ancora piccolo!», mi dicevano. E più gli anni passavano, più c’erano persone ancora più grandi che essenzialmente dicevano la stessa cosa: «Cosa ne vuoi sapere tu, sei ancora giovane…». Successivamente ho capito che lo stesso meccanismo parte con eguale forza anche dalla direzione contraria, in particolare tra gli adolescenti, che spesso estendono il concetto di «vecchio» a tutti coloro che superano i trent’anni o poco più.

È evidente che non si può sempre prescindere dall’età anagrafica di una persona. Dare la mano al bambino piccolo che non sa attraversare la strada, così come cedere al posto alla persona anziana sull’autobus, sono una questione di civiltà e buonsenso. C’è poi la sfera dei rapporti sentimentali e dei possibili abusi, che in questo ambito è delicatissima. Tuttavia non posso fare a meno di rilevare nelle innumerevoli forme del tutto «normali» di discriminazione dell’età un sottofondo di ferocia che chiama a una riflessione più profonda, che vada al di là dei fatti di cronaca e che più che gli estremi ascolti le sottigliezze del quotidiano.

Quando poniamo un’attenzione eccessiva all’età costruiamo una barriera invisibile nei confronti di gran parte delle persone che ci circondano e questo prima di tutto ci porta a perdere delle straordinarie opportunità di arricchimento. Ma la cosa forse ancora più grave è che quella stessa barriera la costruiamo attorno a noi stessi, portandoci dietro, insieme all’anno stampato sul documento che teniamo in tasca, una sorta di peccato originale.

Il fatto è che la nostra esperienza di vita è ben altra cosa rispetto all’età anagrafica, e determina una straordinaria pluralità di forme di sviluppo interiore: lo sappiamo tutti che per alcuni aspetti possiamo essere «vecchi» fin da bambini, per altri possiamo essere dei «bambini» anche da vecchi; per altri ancora rimaniamo degli eterni adolescenti. E questi stadi cambiano in continuazione, di fronte alle influenze del mondo, delle nostre scelte, delle nostre relazioni. E ci rendono unici.

Pensare e vivere ecologico passa anche da questo: prendere coscienza della nostra biodiversità interiore e di quella degli altri – potremmo chiamarla biodivers-età.

Liberandoci di alcuni preconcetti legati all’idea stessa di tempo lineare, potremmo trovarci tutto a un tratto davanti a un mondo molto più ricco di opportunità, di bellezza, di umanità.

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Editoriale tratto dal mensile Terra Nuova Maggio 2018

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di Nicholas Bawtree


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