Un Ponte Per: «Escalation militare inaccettabile»
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«La guerra è una scelta politica che affonda le sue radici in una visione di potenza e dominio che, nel nome della sicurezza (di chi?) produce instabilità permanente»: lo denuncia l’organizzazione “Un Ponte Per”.
«L’escalation militare di queste ore tra Iran, Israele e Stati Uniti riapre una ferita che conosciamo fin troppo bene. Il parallelo con il 2003 e l’invasione dell’Iraq non è solo retorica. Ancora una volta si parla di “attacco preventivo”, ancora una volta si evoca – più o meno esplicitamente – il cambio di regime come soluzione. E ancora una volta si mette in moto una spirale che rischia di incendiare un’intera regione»: lo denuncia l’organizzazione “Un Ponte Per”.
«La guerra regionale è scelta che affonda le sue radici in una visione di potenza e dominio che, nel nome della sicurezza (di chi?) produce instabilità permanente. Lo abbiamo già visto in Iraq, in Siria, in Libia, in Afghanistan. Interventi esterni che hanno distrutto interi paesi e popolazioni, indebolito i processi civili, soffocato le trasformazioni dal basso – prosegue l’organizzazione – Oggi assistiamo a contraddizioni drammatiche: in Iran e nelle diaspore c’è chi esulta per la morte della Guida Suprema, chi la piange, chi resta attonito. Ma eliminare figure apicali non significa smantellare un sistema politico pervasivo che dura da quasi 50 anni. Significa esporre milioni di persone a sofferenze imprevedibili oltre a negarne completamente l’autodeterminazione. Come organizzazione che lavora nella regione da oltre trent’anni, condanniamo con forza questa nuova avventura militare promossa dall’asse USA-Israele. È una scelta che indebolisce drammaticamente i percorsi di emancipazione e cambiamento dal basso, gli stessi che nel 2011 e nel 2019 avevano animato le primavere arabe contro autoritarismi e ingiustizie. I diritti non si esportano con i bombardamenti. Le democrazie non nascono dalle macerie».
«Allo stesso tempo stigmatizziamo la narrazione mediatica dominante, che ripete acriticamente la formula dell’“attacco preventivo” e fatica a pronunciare parole semplici e necessarie: bambine, civili, famiglie. In queste ore si parla genericamente di “vittime” in una scuola femminile colpita in Iran, ma il bilancio terribile racconta di oltre cento bambine uccise. Le parole contano – scrive ancora “Un Ponte Per” – Denunciamo anche l’irrilevanza politica dell’Italia in questo scenario, ridotta a strumento logistico di una guerra non discussa né deliberata pubblicamente. Le basi sul territorio italiano, come Sigonella, non possono e non devono essere utilizzate per alimentare il conflitto regionale. La nostra preoccupazione è massima per i Paesi in cui operiamo e con cui lavoriamo ogni giorno: oltre l’Iran e le monarchie del Golfo, la crisi sta già coinvolgendo il Libano e l’Iraq. E mentre l’attenzione internazionale si concentra su questo nuovo fronte, a Gaza e in Cisgiordania si intensificano le violenze dei coloni israeliani e le operazioni militari. Il rischio è che una guerra oscuri l’altra, moltiplicando l’impunità».
“Un Ponte Per” «condanna con fermezza l’escalation militare in atto e ogni strategia di guerra volta a ridisegnare equilibri politici con la forza. Condanniamo inoltre il disinteresse totale verso il diritto internazionale, ormai ridotto a carta straccia. Avevamo costruito gli strumenti giuridici per evitare l’onnipotenza della legge del più forte e oggi questi strumenti sono quanto mai calpestati. Chiediamo la fine dell’uso strumentale dei territori e delle popolazioni come teatri di guerra per interessi imperialistici e coloniali. Le persone con cui lavoriamo – attiviste, insegnanti, operatori sanitari, comunità locali – chiedono una cosa semplice: vivere in pace, senza essere pedine di conflitti che non hanno scelto. Abbiamo già visto dove porta questa strada. Non possiamo accettare che la storia si ripeta, ancora una volta».
LETTURE UTILI
ATLANTE DELLE GUERRE E DEI CONFLITTI DEL MONDO – XIV EDIZIONE
Siamo giunti alla XIV edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, che propone uno sguardo a 360° sui principali conflitti in corso.
Inoltre nel volume sono presenti approfondimenti sui principali attori politici e socialidei conflitti armati in corso, sulle vittime civili, sulla finanza che sostiene guerre e riarmo.

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TIZIANO TERZANI CONTRO LA GUERRA
Una riflessione che scava nella vita e nel pensiero di Tiziano Terzani, una delle menti più lucide del pensiero della nonviolenza, il cui importante contributo a una visione sociale e politica di pace e giustizia è da considerarsi inseparabile dal percorso interiore, vissuto in prima persona. Gloria Germani ci conduce verso la comprensione profonda del messaggio del grande giornalista scrittore: il pensiero del non dualismo, del Tutto è Uno, che rompe la tradizione scientista e materialista della modernità e ci suggerisce un nuovo modello di vita lontano dalle logiche del consumismo, dell’avidità e del successo a ogni costo, in una nuova visione che riconcilia il pensiero orientale con quello occidentale. Un messaggio di pace tra gli uomini e con la Natura che ha anticipato molti dei temi oggi cruciali che riguardano le guerre in corso e la sopravvivenza stessa del Pianeta.
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Sono oltre 30 le guerre in corso sul Pianeta. Gli Stati si affidano alle armi per trovare soluzioni, mentre sarebbe urgente investire sull’emergenza climatica, sui diritti umani, sulla democrazia. Crocco e Giordana invitano a guardare il Mondo con occhi differenti, abbandonando le logiche armate della geopolitica a favore di una “geografia dei diritti umani”, che ponga al centro delle relazioni tra Stati la cooperazione e il rispetto dei diritti. Non si tratta di un approccio teorico o ideale, è semplicemente realistico, forse l’unico che può fermare questa pericolosa corsa alle armi.

