Profumi, non chiamateli solo cosmetici

La scelta del profumo è strettamente personale ed è legata ai nostri ricordi e alle emozioni che la fragranza riesce a suscitarci. Per questo i profumi non possono essere considerati semplici cosmetici. Dalle origini alle formule più moderne, scopriamo come sono fatti, quali preferire e come utilizzarli.

27 Dicembre 2019
Profumi, non chiamateli solo cosmetici. Ecocosmesi

L’olfatto, dal punto di vista evolutivo, è il più antico dei cinque sensi ed è legato alle aree del cervello più remote che controllano gli istinti primari e le emozioni. Mentre nella maggior parte degli animali l’olfatto è fondamentale per la sopravvivenza e la riproduzione, nell’uomo è considerato un senso di supporto ad altri più importanti, come la vista e l’udito, che forniscono informazioni più dirette e immediate. Non ce ne rendiamo conto ma l’olfatto interagisce con diversi aspetti della nostra vita e del nostro comportamento. Basti pensare al forte potere evocativo degli odori e alla loro capacità di influenzare l’umore.

Attraverso i recettori olfattivi e la percezione retronasale, si completa poi anche il senso del gusto. L’intensa esperienza sensoriale che il protagonista di La ricerca del tempo perduto di Proust vive assaporando quel «pezzetto di madeleine» ne è l’esempio più bello. Ma volendo semplificare, basta un banale raffreddore ad impedirci di assaporare ciò che mangiamo. Siamo in grado di percepire circa diecimila odori diversi e, a dimostrazione di quanto sia importante la percezione degli odori, Richard Axel e Linda Buck hanno ricevuto nel 2004 il premio Nobel per le loro ricerche sull’olfatto scoprendo, tra le altre cose, che i recettori olfattivi appartengono a una superfamiglia di proteine con un ruolo specifico, non solo nell’olfatto, ma anche nella vista e nel gusto, confermando la tesi che questo senso è legato a tutti gli altri. Alla luce di ciò i profumi non possono essere considerati dei semplici cosmetici.

Alle origini solo essenze naturali

La parola profumo deriva dal latino per fumum (attraverso il fumo) e si ricollega all’antica pratica religiosa di bruciare legni e resine durante le funzioni religiose. Furono quindi i sacerdoti i primi a usare il profumo e a conoscerne i segreti. Anche gli antichi Egizi ne facevano largo uso nei riti propiziatori e per imbalsamare i defunti, ma anche per profumare il loro corpo. Presso i Romani i cattivi odori venivano coperti con i più svariati profumi, come rhodinum, a base di rose di Rodi, zafferano, miele, giunco, vino e altri ingredienti, l’acqua di viola, lo iasminum e il melinum, ricavato dalle mele cotogne. Una riduzione dell’uso dei profumi si ebbe con l’avvento del Cristianesimo, ma tornò in auge dopo le Crociate, quando i soldati portarono in dono alle proprie donne preziose essenze orientali come l’ambra e il muschio. E fu proprio in Oriente che gli Arabi, già nell’VIII secolo, inventarono la distillazione, che serviva a estrarre dalle piante le essenze utilizzate per realizzare i profumi. (...)


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