Scienza: ecco il mio contro-patto

La riflessione di Ivan Cavicchi, docente di sociologia all’Università di Tor Vergata ed esperto di politiche sanitarie, sul patto «Contro la pseudomedicina» proposto da Roberto Burioni.

19 Febbraio 2019
Scienza: ecco il mio contro-patto. Ricerca scientifica

Qualsiasi verità o valore ovvio e indiscutibile di cui appaia superflua ogni spiegazione si definisce «truismo». Dire che la scienza sia un valore e una verità è un truismo. Fare un patto su un truismo non ha senso; è come se io ne proponessi uno sul valore del sole. Allora perché dare vita a un manifesto sulla scienza e proporlo solo alla politica? Evidentemente il proponente ha in testa una sua idea di scienza che non è uguale a quella di milioni di persone e a quella di migliaia e migliaia di esperti; un’idea che potrebbe essere contestata soprattutto per il suo anacronismo.

Attraverso il patto «Contro la pseudomedicina», sottoscritto anche da Matteo Renzi e Beppe Grillo, si chiede alla politica l’impegno a imporre al mondo una vecchia e superata idea di scienza solo perché chi la propone è incapace di cimentarsi nella sua definizione. L’idea di scienza di Roberto Burioni non corrisponde in nulla a quella che oggi ha la filosofia della scienza; la sua è una vecchia forma di scientismo positivistico di stampo ottocentesco, un rottame d’altri tempi che ha la pretesa di proporsi come:

– metafisica, cioè valore assoluto, incontestabile, autoritaria e impositiva;
– conoscenza oggettiva e impersonale dell’uomo;
– riduzione della persona a organo;
– malattia ma non malato e non contesto;
– proceduralismo.

Una scienza dispotica, incapace di relazioni con gli altri, che pretende una sottomissione totale alle sue evidenze e ai suoi standard. Questo nonostante le sue evidenze siano, epistemologicamente, verità provvisorie e falsificabili e gli standard siano smentiti da casi singoli, specificità e individualità. Se la scienza, anziché sforzarsi a ridefinirsi nelle complessità del mondo, dialogare con le persone, evolvere e ripensarsi, si limita a chiedere alle forze politiche di proteggere la sua invarianza, cioè la sua refrattarietà al cambiamento, è davvero un brutto segno. Vuol dire che pensa di risolvere con la forza i suoi problemi paradigmatici.

Anche io farei un patto, ma non sulla scienza, bensì sul modo di intenderla e di usarla. Questo è il mio contro-patto.

1. Tutte le forze politiche italiane s’impegnano a favorire il dialogo tra scienza e società, a sostenere ogni forma di consenso informato, a favorire l’alleanza terapeutica, a corresponsabilizzare il cittadino nelle scelte scientifiche che riguardano la sua salute, a favorire il confronto nelle relazioni di cura tra evidenze scientifiche e opinioni del cittadino con l’obiettivo sempre di co-decidere ciò che per lui è più razionale, ragionevole e conveniente. La scienza come valore universale di progresso dell’umanità, che non ha colore politico, non ha solo lo scopo di aumentare la conoscenza umana e migliorare la qualità della vita, ma deve anche sostenere il divenire dell’uomo.

2. Nessuna forza politica italiana e nessun cittadino responsabile si presta a sostenere o tollerare forme di scientismo, cioè concetti di scienza riduttivi, schematici, semplificanti, spersonalizzanti, disumani, con i «paraocchi». La scienza è una conoscenza al servizio dell’uomo. La differenza tra scienza e pseudoscienza passa per le evidenze ma accettando tra le evidenze non solo quelle statistiche, bensì anche quelle empiriche, esperienziali e pragmatiche, che vanno comunque garantite da risultati verificabili.

3. Tutte le forze politiche italiane s’impegnano a governare e legiferare per fermare l’operato degli scientisti, che con le loro pulsioni autoritarie stanno minando pericolosamente la fiducia delle persone nella medicina. E si impegnano a garantire alle persone informazioni affidabili, per non creare paure ingiustificate nei confronti di presìdi terapeutici pubblici.

4. Tutte le forze politiche italiane s’impegnano a implementare programmi capillari d’informazione sulla scienza non per la popolazione, ma con la popolazione, a partire dalla scuola dell’obbligo, coinvolgendo media, divulgatori, comunicatori e ogni categoria di professionisti della ricerca e della sanità.

5. Tutte le forze politiche italiane s’impegnano ad assicurare alla scienza adeguati finanziamenti pubblici, a partire da un immediato raddoppio dei fondi ministeriali per la ricerca biomedica di base.

 

Ivan Cavicchi è docente di sociologia all’Università di Tor Vergata, esperto di politiche sanitarie. L’intervento è tratto dal blog che l’autore tiene su Il Fatto Quotidiano, dietro sua autorizzazione.

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Febbraio 2019

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di Ivan Cavicchi


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20/02/2019 08:55

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Linda

19/02/2019 18:13

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