Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’amare

La cornice in cui si muove l'esistenza umana è costituita da due scenari. La riflessione di Sabino Pavone, presidente della scuola Steiner-Waldorf Novalis.

14 Gennaio 2019
Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’amare. Ricerca interiore

La cornice in cui si muove l'esistenza umana, in cui si snoda la corrente del tempo della vita, è costituita da due scenari: uno esteriore, evidente, osservabile, che dipende dalla funzione che svolgiamo nel mondo, determinata dalla nostra individuale professione, dal ruolo (misurabile, quindi materialmente retribuito); e un altro più sottile, che si muove nell’intimità, cullando ed edificando valori, incommensurabile sul piano della retribuzione, o per meglio dire «diversamente retribuito».

Gli incontri umani sono oggi prevalentemente vissuti nella prima dimensione. Ma il fatto che nei vari settori professionali ci sia una buona riuscita non dipende solo dalle competenze specifiche richieste dal contesto, ma anche dal grado di benessere interiore col quale lo si vive, partecipando in una certa misura con la totalità del proprio essere.

Quindi la vita oscilla tra queste due «stanze» della dimensione umana, la propria biografia esteriore e quella interiore. Si può dire che chi vive nella grazia di soddisfare contemporaneamente queste due dimensioni della vita, cioè ama ciò che fa, chi si sforza di porsi davvero al servizio del prossimo, ha già conquistato un buon grado di benessere interiore: più profondamente e onestamente ci si conosce, più si sarà in grado di riconoscere i bisogni degli altri. Per questa via si può giungere alla conclusione che ciò che ci accade nella vita in gran parte dipende da noi, che il destino è il percorso che dobbiamo fare per incontrare noi stessi.

Assistiamo in quest’epoca a importanti cambiamenti e qualsiasi essere umano dotato di amorevole curiosità e desideroso di agire non può esimersi dal sentire necessario un percorso educativo interiore che prenda poi forma e sostanza con i gesti esteriori che si compiono nel mondo. Auspico quindi che la vita possa essere, oggi più che mai, intesa come una palestra dove lo Spirito umano individuale si misura con prove sempre nuove accettando il principio che là dove vi è l’umano, nessun problema è risolto in modo definitivo, bensì richiede sforzo, manutenzione quotidiana. È una palestra dove gli strumenti sono in ciascuno di noi; ma per usarli al meglio dobbiamo andare oltre il nostro umano sentire, oltre la nostra ragione. Non è facile, ma del resto nulla oggi è facile. E questa difficoltà serve a smascherare i nostri alibi: «Io non ci posso fare niente», «non dipende da me». Meglio sarebbe coltivare l’idea evolutiva che ciascun Io, dalla posizione in cui si trova sullo scacchiere della vita, deve in primis considerarsi appartenente al tutto, a qualcosa di più grande. Porre le basi, depositare il seme di tutto questo è il compito degli educatori, ed è la mia personale esperienza quotidiana da trent’anni.

E in coscienza e purezza di cuore, occorre ammettere che siamo tutti educatori, che lo riconosciamo o no. Lo è lo Stato, che non lo tematizza se non in forma ideologica e prescrittiva; lo è il singolo, nel suo porsi quotidiano perché comunque è di esempio; lo è la famiglia, nella sua dimensione privata, nonostante non abbia il tempo e la qualità di tempo per adempiervi; lo è la scuola, in cui è possibile dedicarsi professionalmente all’uomo in divenire, che è uno dei compiti più belli che esista. Molti insegnanti hanno sperimentato la gioia di un simile compito e molti la vivono al presente nella loro professione di maestri. Se il maestro riesce ad aprire al giovane uomo la via verso se stesso, può sorgere un senso di gratitudine verso l’occasione offerta dal destino per collaborare in questo modo al futuro della nostra società.

Cogliere i bisogni evolutivi del prossimo: questo è l’ingrediente di base perché l’umanità del III° millennio inauguri un’epoca di decrescita dell’egoismo, vera miopia spirituale in tutti i campi della vita e del sapere.

 

Sabino Pavone è presidente della scuola Steiner-Waldorf Novalis, vicepresidente della Federazione nazionale delle scuole Steiner Waldorf e tra i fondatori del progetto Tutta un’altra scuola, la rete di esperienze educative all’avanguardia in Italia (www.tuttaunaltrascuola.it ).

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Gennaio 2019

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di Sabino Pavone


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iiia334

26/02/2019 15:40

hai assolutamente ragione

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