Nuove video-immagini: le scrofe in gabbia dell’eccellenza italiana

Nuove immagini di una video investigazione realizzata da Animal Equality in un allevamento del Nord Italia mostrano le condizioni crudeli delle gabbie in cui si trovano le scrofe che fanno nascere i suinetti le cui cosce diventeranno prodotti eccellenti del Made in Italy. Le associazioni invitano a firmare l’Iniziativa dei Cittadini Europei ‘End the Cage Age’ per mettere fine anche a questo maltrattamento.

03 Settembre 2019

Le immagini lasciano davvero poco spazio all’immaginazione: centinaia di scrofe costrette a vivere in gabbie che fasciano completamente il loro corpo, immerse in sporcizia, insetti e cadaveri abbandonati di cuccioli.

Questa è la realtà che emerge dalle nuove immagini diffuse oggi in Italia dalla coalizione “End the cage age” (“mettiamo fine all’era delle gabbie”) e che mostra ancora una volta come le gabbie per gli animali siano trappole crudeli e anacronistiche, che non apportano benefici reali e che, anzi, costringono gli animali a sofferenze infinite.

In Italia, sono più di 500,000 le scrofe che vivono metà della loro vita in gabbie metalliche, che impediscono i movimenti più elementari (a causa degli spazi stretti possono solo alzarsi sulle zampe), e che le costringono a non potersi prendere adeguatamente cura dei propri cuccioli.

Paradossalmente, si tratta di animali allevati per produrre quelle che vengono ancora definite le “migliori eccellenze italiane”. Infatti il 90% dei suini nati in Italia, ovvero nati da scrofe tenute per la stragrande maggioranza in gabbia, finisce nelle filiere del DOP.

In natura, le scrofe costruirebbero un nido per i maialini e si prenderebbero cura dei cuccioli, con cui creano un legame molto forte. Tutto questo nel sistema delle gabbie - che in Italia riguarda il 75% delle scrofe allevate in gabbie da gestazione e il 94% nelle gabbie di allattamento - è costantemente negato.

“Si tratta di condizioni gravissime che mostrano inoltre l’estrema controindicazione delle gabbie anche dal punto di vista igienico-sanitario, come emerge chiaramente dalle immagini”, spiegano le organizzazioni. “Inoltre, questo sistema potrebbe facilmente essere superato, come dimostrano quei paesi dove le gabbie per le scrofe sono una percentuale limitata o paesi come la Svezia, dove sono state vietate del tutto, e il  Regno Unito, che ha abolito le gabbie di gestazione. Per questo chiediamo ai cittadini italiani che non l’hanno ancora fatto di firmare l’Iniziativa europea contro le gabbie, per mettere fine a questo sistema di allevamento, crudele e non necessario”.

L’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age chiede la fine dell’uso delle gabbie per gli animali allevati a scopo alimentare in UE. Ogni anno infatti sono oltre 300 milioni gli animali che trascorrono la loro intera vita, o gran parte di essa, in gabbia, in un confinamento estremo che limita in maniera grave la possibilità di esprimere i loro comportamenti naturali. Sono allevati in gabbia scrofe, galline, conigli, quaglie, anatre e oche.

L’ICE prevede che siano raccolte un milione di firme validate nell’arco di un anno di tempo. End the Cage Age ha raccolto già 1,2 milioni di firme, ma l’obiettivo è quello di raccoglierne 1,5 milioni entro l’11 settembre in modo da essere certi che eventuali firme non corrette invalidino la petizione. Se il milione di firme fosse validato, la Commissione europea dovrebbe rispondere alle richieste della petizione, avviando eventualmente un processo che porti all’abolizione dell’uso delle gabbie per legge.

End the Cage Age è la più grande iniziativa di questo genere mai realizzata prima: oltre 170 organizzazioni di protezione animale, ambientaliste e di tutela dei consumatori, si sono unite organizzando eventi, mostre, campagne stampa in tutta Europa.

In Italia hanno aderito 20 organizzazioni: Animal Law, Animal aid, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Lega Nazionale Difesa del Cane, Legambiente, Amici della Terra, Il Fatto Alimentare, Terra Nuova, Slow Food, Confconsumatori, Lega per l'abolizione della caccia, Jane Goodall Institute, Terra! Onlus, Animalisti Italiani, ENPA, LAV, Partito animalista, LEIDAA, OIPA, LUMEN.

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di Terra Nuova

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