5G, il Governo traccheggia sul pericolo salute e fornisce studi vecchi e inadeguati

Il sottosegretario al ministero dell'Ambiente sminuisce i pericoli del 5G e fornisce dati rassicuranti per calmare gli animi, ma citando studi ormai datati. Si fa sempre più reale il rischio di un innalzamento per legge della soglia di esposizione all'elettrosmog. Ma possiamo fare qualcosa: partecipate al crowdfunding per fare pressione sul governo e sensibilizzare la popolazione.

09 Novembre 2018

Adesso è ufficiale: il Governo non adotterà misure cautelative per proteggere la popolazione dalle radiazioni del 5G. Dal 1° gennaio 2019 saremo tutti come cavie, immersi 7 giorni su 7 (24 ore al giorno) in campi elettromagnetici multipli e cumulativi, scientificamente inesplorati. Perché la presunta innocuità delle radiofrequenze di quinta generazione, secondo Salvatore Micillo (sottosegretario all'Ambiente) è empiricamente dedotta da studi vecchi anche di vent’anni, quando ancora c’era solo il 2G, sorpassati ma soprattutto inadeguati per sciogliere l’enigma sanitario del wireless ubiquitario da riconvertiti lampioni della luce se non addirittura in orbita coi droni satellitari nello spazio: un milione di connessioni per chilometro quadro prive di valutazioni preliminari sul rischio cancerogeno ed eventuali malattie correlate. Un salto nel buio!

Il sottosegretario cita studi datati

Rispondendo a un’interrogazione della 5 Stelle Sara Cunial (vorrei sapere “quali iniziative si intendano assumere per proteggere i cittadini, in particolare i neonati, i bambini e le donne in gravidanza”), Micillo ha illustrato vecchi dati che non hanno chiarito né rassicurato sul possibile rischio sanitario da 5G. Tutto questo mentre il National Toxicology Program e l’Istituto Ramazzini invocano il principio di precauzione (riscontrati tumori a cuore e cervello su cavie uomo-equivalenti su frequenze diverse ). Micillo ha invece citato lo Studio Interphone, pubblicato nel 2011, afflitto da presunti conflitti d’interesse degli scienziati partecipanti e ritenuto “non affidabile” anche dalla magistratura . Quello studio, condotto poco meno di una ventina d’anni fa e perno su cui (comunque) OMS-IARC recepirono la possibile cancerogenesi da elettrosmog, fornisce dati al ribasso, poiché gli autori avevano escluso dalla valutazione gli utilizzatori di Cordless DEC (all’epoca, telefonia mobile in voga in case e uffici) e avevano esaminato anche quanti utilizzavano il telefono cellulare una solta volta la settimana, cosa che oggi (nell’Era iperconnessa degli Smartphone) risulta anacronistica.

Conflitti di interesse

Micillo ha poi citato la (privata) Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) rassicurando il Parlamento sulle nuove linee guida in rielaborazione, ignaro dell’attacco di 244 scienziati da tutto il mondo che imputano alla Commissione di intrattenere legami con l’industria delle comunicazioni senza fili e del fatto che hanno denunciato come quel rapporto “non protegga la salute e non sia in linea con le pubblicazioni peer-reviewed della comunità scientifica sugli effetti biologici o sanitari dei campi elettromagnetici”.

Micillo relega inoltre a margine il noto Lennart Hardell , (“non ha condotto studi collaterali finalizzati a valutare la presenza di distorsioni e a stimarne l'impatto sui risultati degli studi caso-controllo”, è stato detto alla Camera), dimentico che la vasta produzione letteraria sugli effetti biologici da campi elettromagnetici dell’oncologo-epidemiologo svedese è seguita con attenzione dalla comunità medico-scientifica mondiale che rivendica l’inserimento in Classe 1 (cancerogeno certo) dell’elettrosmog.

Secondo Micillo, il Governo sta adottando le migliori condizioni per proteggere la popolazione prossimamente esposta al 5G e parla anche del Progetto Camelet (è del 2006) oltre a citare alcune informazioni dal portale web del Ministero della Salute. Ma Camelet ha fornito solo poche rassicurazioni negando i pericoli (in un’audizione del 2003 in Commissione Ambiente, il responsabile Paolo Vecchia accennò all’elettrosensibilità, malattia immuno-neuro-tossica correlata all’elettrosmog, come se si trattasse di un problema psicologico).

“Alla luce delle informazioni esposte – ha concluso ieri il sottosegretario all’Ambiente - emerge, dunque, che il Ministero dell'ambiente e il Ministero dalla salute seguono, da sempre, con costante attenzione, il tema dei possibili rischi per la salute derivanti dai campi elettromagnetici e che continueranno a monitorare l'evoluzione delle conoscenze scientifiche sul tema, anche al fine di valutare possibili revisioni della disciplina”.

Se ne deduce che ci sia in previsione un innalzamento per legge dei limiti d’irradiazione elettromagnetica. In Belgio il Ministro regionale dell'ambiente Céline Fremault ha già annunciato di aumentare per legge le emissioni da 6 volt per metro a 14,5 V/m.

Aiutaci a fermare il 5G

Una raccolta fondi chiedendo aiuto ai cittadini per acquistare spazi sui media mainstream da utilizzare per informare la popolazione sui rischi del 5G: è l'iniziativa promossa da Terra Nuova Edizioni in collaborazione con il giornalista Maurizio Martucci, autore di "Manuale di autodifesa per elettrosensibili" . Aderiscono inoltre l'Associazione italiana elettrosensibili, l'Istituto Ramazzini, l'Associazione elettrosmog Volturino, l'Associazione obiettivo sensibile, i comitati Oltre la MCS e No Wi-Fi Days, Oasi Sana e l'equipe che ha realizzato il docu-film Sensibile.

Il crowdfunding (sulla piattaforma Produzioni del Basso) è iniziato a novembre e si concluderà il 15 dicembre.

Gli spazi pubblicitari che verranno acquistati con i proventi conterranno:
• i dati delle più recenti ricerche medico-scientifiche sul 5G come pericolo sanitario e sull’emergenza elettrosmog, ignorata dall’opinione pubblica;
• un appello al Governo italiano e agli organi politico-istituzionali in nome del principio di precauzione, per fermare la pericolosa avanzata del 5G.

di Maurizio Martucci


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