Dritti al cuore

La nuova interpretazione del Sutra del Cuore del grande maestro zen Thich Nhat Hanh.

12 Gennaio 2019
Dritti al cuore. Thich Nhat Hanh

Oggi più che mai, in un mondo fatto di tempo che ci sfugge senza appartenerci veramente, abbiamo tutti bisogno di imparare a essere felici nel qui e ora; abbiamo bisogno di sentirci parte del tutto in ogni istante della nostra vita, di superare quel dualismo ostinato ed esasperato che ci ha convinto che ogni frazione di secondo «siamo» persone diverse e separate dal tutto: ora siamo tristi, domani saremo felici; oggi ci occupiamo del corpo, domani dello spirito; e via dicendo.

Oggi sappiamo che in noi mente e corpo sono un tutt’uno e sappiamo che noi siamo un tutt’uno con ciò che ci sta intorno; ce lo dicono la fisica quantistica e la nostra memoria interiore, quell’impronta «genetica» dell’anima che, di fronte all’aridità sociale che ci pesa sul cuore, ci fa implorare la riscoperta delle relazioni, della gioia, della condivisione, della consapevolezza.

Come fare, dunque, per recuperare nel nostro quotidiano momenti che favoriscano la nostra crescita personale, per raggiungere quella pace e quella serenità di sguardo e di cuore che saranno il nostro cambiamento?

Qual è la strada?

La meditazione può essere una strada; può entrare a far parte delle nostre abitudini e, poco a poco, facendocene attraversare, potrà «ossigenare» i nostri cuori e rendere più lucida la nostra mente. Uno strumento, in particolare, può rivelarsi a noi come una scoperta; arriva dalla tradizione del buddismo mahayana ed è quello che conosciamo come «sutra del cuore», o Prajñāpāramitā hṛdaya sūtra.
Questo testo, composto in India intorno al IV secolo dopo Cristo, è composto di quattordici versi in sanscrito, duecentosessanta caratteri nella versione cinese più diffusa.

Si tratta di un testo fondamentale nell’insegnamento e nella pratica buddista, è studiato e recitato in ambito zen e tibetano in tutta l’Asia Orientale. Comprende in sé gli insegnamenti fondamentali che possono condurci in un luogo interiore libero da ogni paura e violenza, come spiega Thich Nhat Hanh, il Maestro zen che ha fondato la tradizione di Plum Village, e che ha offerto un nuovo commentario a questo sutra.

Nulla è separato dal resto

Thich Nhat Hanh si è dedicato a una revisione della formulazione tradizionale del sutra del cuore per chiarire il significato del termine «vacuità», in modo che non rischiasse di essere ritenuto un insegnamento nichilista.
«Vacuità» non significa «il nulla», ma significa che una cosa è priva di un sé separato, perché «è» quando «non è» separata dal resto, un passaggio concettuale estremamente importante e che rende questo un testo fondamentale da recitare negli esercizi di meditazione.

«Il corpo, le sensazioni, le percezioni, le formazioni mentali e la coscienza non sono entità con un sé separato» ci spiega Thich Naht Hanhn. «Tutti i fenomeni sono prodotti dalla reciproca genesi interdipendente e non possono esistere per conto proprio, devono per forza interesistere».
Ed è proprio quest’essenza che dà corpo al messaggio, il quale ci attraversa durante la recitazione del testo e diventa parte di noi.
«La visione profonda della Prajñāpāramitā ci aiuta a trascendere tutte le coppie di opposti quali nascita e morte, esistenza e inesistenza, impurità e purezza, crescita e decrescita, soggetto e oggetto» prosegue il monaco zen, «e ci aiuta a entrare in contatto con la vera natura di tutti i fenomeni. È uno stato di tranquillità, pace e assenza di paura di cui si può fare esperienza già in questa vita, con questo corpo».

Nulla si crea, nulla si ditrugge

«L’intuizione profonda dell’interessere ci porta al di là dei concetti dualistici e ci aiuta a non temere il non essere, l’inesistenza. Spesso dico: essere o non essere, questo non è più il problema. Il problema è una questione di interessere».

«Di fatto, l’intero universo ha concorso a formare il nostro corpo. Come farebbe a esistere se restituissimo la luce al sole e l’acqua alle nuvole e i minerali alla terra? Possiamo guardare al nostro corpo in modo da coglierne la dipendenza da ogni cosa. Dunque, se ora qualcuno vi chiede se esistete o no, potete rispondere: «Non sono più intrappolato nei concetti di esistenza o inesistenza, posso soltanto interessere con ogni cosa».

Come ha detto lo scienziato francese Antoine Lavoisier, «nulla si crea, nulla si distrugge». È esattamente quello che sta dicendo il Sutra del Cuore. Neanche il migliore degli scienziati contemporanei riesce a ridurre in nulla un granello di polvere: una forma di energia o di materia può solo trasformarsi in un’altra forma di energia o di materia.
«Qualcosa» non può mai diventare «niente», nemmeno il più minuscolo granello di polvere. Continuerà a interessere con tutto il resto, proprio come noi.

 

Il sutra del cuore

Quella che segue è la nuova traduzione del testo del sutra del cuore, opera del monaco zen Thich Nhat Hanh, testo che nella tradizione di Plum Village si è cantato e studiato dagli anni Ottanta del secolo scorso fino a oggi. Il titolo dato da Thich Nhat Hanh è «Il cuore della perfetta comprensione ».

Il Bodhisattva Avalokiteshvara,
nel profondo corso della perfetta comprensione,
fece luce sui cinque skandha e li trovò ugualmente vuoti.
Penetrata questa verità, passò oltre la sofferenza.

Ascolta, Śāriputra,
la forma è vuoto e il vuoto è forma.
La forma non è differente dal vuoto,
il vuoto non è differente dalla forma.
È lo stesso per le sensazioni,
è lo stesso per le percezioni,
è lo stesso per le formazioni mentali
e la coscienza.

Ascolta, Śāriputra
tutti i fenomeni sono per natura vuoti,
non sono né prodotti né distrutti,
né immacolati né contaminati,
non aumentano e non diminuiscono.
Di conseguenza, nel vuoto
non vi è forma, né sensazioni,
né percezioni, né formazioni mentali, né coscienza;
né occhio, né orecchio, né naso, né lingua, né corpo,
né mente;
né forma, né suono, né odore, né gusto, né contatto,
né oggetto mentale;
non vi è regno degli elementi
(dagli occhi alla coscienza mentale),
né origini interdipendenti né la loro estinzione
(dall’ignoranza a vecchiaia e morte);
nessuna sofferenza, né origine della sofferenza,
né estinzione della sofferenza, né via, né comprensione,
né realizzazione.

Poiché non c’è realizzazione
tutti i bodhisattva, grazie alla perfetta comprensione,
non trovano ostacoli e vincono la paura,
si liberano per sempre dall’illusione
e realizzano il perfetto nirvāna.
Tutti i buddha del passato, presente e futuro,
grazie a questa comprensione perfetta,
raggiungono il vero e universale risveglio.
Quindi sappi che la perfetta comprensione
è un grande mantra, è il mantra sublime, il mantra
ineguagliabile,
ciò che distrugge la sofferenza, l’incorruttibile verità.
Questo è il mantra della Prajñapāramitā:
Gate gate pāragate pārasaṃgate bodhi svāhā.

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Dicembre 2018

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