Naranjo: la rivoluzione che stavamo aspettando

Per Terra Nuova, Giuseppe Tomai ricorda Claudio Naranjo.

21 Settembre 2019
Naranjo: la rivoluzione che stavamo aspettando. Terra Nuova rivista

Quando ho saputo della morte di Naranjo mi sono fermato, interdetto. Pensiamo che i grandi uomini non debbano morire mai. E forse a livello di immaginario è così, ma l’impatto con la perdita fisica di una persona è sempre difficile da affrontare.

Abbiamo perso un maestro. E quando manca un maestro appare un vuoto non colmabile. Ci sono i libri, i video, i ricordi ma, come sanno tutti gli alunni del mondo, il bravo maestro è tale con la sua presenza fisica, con la sua relazione e interazione continua e viva con il mondo che lo circonda. Come diceva Don Milani: «Dicesi vero maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo».
Maestro è quindi colui che dona ciò che ha imparato, che dona la sua persona, che dona il suo impegno per costruire processi di speranza e amore per il futuro, che sviluppa un’educazione del cuore, come la chiamava Naranjo.

Abbiamo perso una persona preziosa che ha saputo unire la ricerca teorica con la prassi, che ha saputo rapportarsi con la comunità, che ha saputo dare un messaggio e mettere in pratica i suoi insegnamenti. Naranjo è stato l’ideatore, negli anni Settanta, del SAT, un programma di formazione olistica per lo sviluppo personale e professionale che si è diffuso in varie parti del mondo.
Abbiamo perso anche un uomo di scienza e un ricercatore. Naranjo ha infatti sistematizzato tutta l’articolazione della psicologia degli enneatipi, un antichissimo modello diagnostico della personalità che poggia le basi sull’identificazione di nove tipi di carattere. L’enneagramma aiuta a riconoscere il tratto predominante che ci caratterizza e lo stile relazionale che anche inconsapevolmente mettiamo in atto, e a liberarci dai legami errati e dai condizionamenti negativi. Naranjo ha inoltre connesso realtà apparentemente lontane come l’antropologia, la storia, la psicologia, la pedagogia, lo sciamanismo e le antiche tradizioni spirituali.
Abbiamo perso un testimone che ha profondamente incarnato i valori e i messaggi su cui ha scritto e insegnato, che li ha realmente vissuti. Basta ricordare che è stato allievo di Fritz Perls, fondatore della psicoterapia della Gestalt, e che era amico di Carlos Castaneda, noto per gli scritti ispirati dallo sciamano Juan Matus.
Abbiamo perso una guida spirituale. Nei suoi insegnamenti Naranjo ha integrato la meditazione tibetana con pratiche all’interno della relazione «io-tu», con l’ascolto profondo di se stessi e dell’altro. Per Naranjo una meditazione siffatta può portare alla salvezza, contribuendo a creare una società più sana, aiutando le persone a mantenere uno stato di pace interiore senza cadere nelle invidie, nella fame di denaro, nella brama di potere.
Abbiamo perso infine un coraggioso rivoluzionario.

Nel suo libro La rivoluzione che stavamo aspettando , Naranjo scrive: «Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione, ma non la riconosciamo come tale, perché non è come ce la aspettavamo. Innanzitutto, avevamo già smesso di aspettare, inoltre l’avevamo immaginata provocata da noi, mentre sembra stia accadendo per conto proprio. Ciononostante penso che, quando la trasformazione che sta per iniziare sarà compiuta, diremo che è quello che attendevamo da sempre, solo che non avevamo saputo immaginarla correttamente. Da una parte abbiamo conosciuto, finora, soltanto rivoluzioni politiche e ideologiche, mentre ciò che sta avvenendo è una rivoluzione della coscienza. Dall’altra mai avevamo disperato tanto nella nostra capacità di cambiare qualcosa nel mondo in cui viviamo, avendo peraltro perduto l’entusiasmo di un tempo in ogni forma di pensiero utopico. Tuttavia le utopie ci servono per avanzare e la rinuncia al pensiero utopico è paralizzante».

Insomma, prima avevamo un immaginario collettivo legato a una cambiamento della società tout court, visibile e generalizzato, mentre oggi bisogna agire in un’altra direzione: piccole isole di persone, gruppi consapevoli, associazioni devono avviare nuove modalità dello stare in relazione, portando una nuova forma di coscienza che sviluppi un nuovo immaginario.

Che l’anima di Naranjo ci sostenga in questo affascinante e faticoso cammino esistenziale verso una nuova umanità, in grado di poter gettare le basi per cambiare e immaginare un mondo migliore in grado di farci «vivere la crisi come rinascita».

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Settembre 2019

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