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Frane e alluvioni: 19 miliardi di danni in 10 anni

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Oltre 19 miliardi di euro per frane e alluvioni in dieci anni: sono i danni economici stimati tra il 2015 e il 2024 nel nostro Paese, come emerge dal report di Greenpeace
Frane e alluvioni: 19 miliardi di danni in 10 anni

Oltre 19 miliardi di euro soltanto per frane e alluvioni in dieci anni: sono i danni economici stimati tra il 2015 e il 2024 nel nostro Paese, come emerge dal report “Quanto costa all’Italia la crisi climatica?” pubblicato da Greenpeace Italia, che traccia un quadro dell’impatto economico dei cambiamenti climatici in tutta la penisola .

Elaborando i dati del Dipartimento della Protezione Civile, Greenpeace ha stilato una classifica delle Regioni maggiormente colpite dagli eventi meteo-idro tra 2015 e 2024, con Emilia-Romagna, Sicilia, Lombardia, Piemonte e Veneto nelle prime cinque posizioni, e una classifica di quelle che più hanno registrato danni in termini economici, guidata anche in questo caso dall’Emilia-Romagna seguita da Campania, Veneto, Abruzzo e Sicilia. «Danni ingenti a cui, tuttavia, non corrispondono adeguati stanziamenti per i territori – scrive l’associazione – Nei dieci anni considerati, infatti, i governi che si sono succeduti in Italia hanno trasferito alle regioni 3,1 miliardi di euro, coprendo appena il 17% dei danni totali (le percentuali più basse, all’interno della top ten delle regioni che hanno subito più danni, si sono registrate in Campania e Abruzzo, rispettivamente il 7% e il 3%). Anche sommando i contributi del Fondo di Solidarietà Europeo, le misure di compensazione arrivano ad appena 4 miliardi».

«I finanziamenti destinati alla prevenzione del dissesto idrogeologico, nello stesso arco di tempo, ammontano a 10,5 miliardi di euro, con le somme più ingenti spese da Lombardia, Calabria, Veneto, Campania e Piemonte, mentre l’Emilia-Romagna è soltanto in decima posizione – prosegue Greenpeace – Negli ultimi anni, inoltre, si riscontra una diminuzione delle risorse stanziate per i progetti di prevenzione e rimangono lunghi i tempi di realizzazione degli interventi, soprattutto nelle regioni del Sud. La protezione assicurativa contro gli eventi estremi, al contempo, rimane molto limitata. Nel 2025, l’82,7% delle polizze non copriva in alcun modo gli eventi naturali. Dallo scorso anno la maggior parte delle aziende è stata obbligata a sottoscrivere polizze Cat-Nat per danni da eventi naturali estremi ma, come mostrato dal ciclone Harry che ha colpito il Sud Italia nel gennaio 2026, alcune situazioni, come le mareggiate, sono rimaste scoperte».

«In un Paese sempre più esposto agli eventi meteo estremi intensificati dalla crisi climatica, gli interventi per il ripristino dei territori devono essere potenziati per risparmiare risorse pubbliche e proteggere vite umane – commenta Federico Spadini di Greenpeace Italia – Ed è necessaria una decisa e urgente riduzione delle emissioni di gas serra, attraverso una transizione energetica verso le fonti rinnovabili».
QUI è disponibile il report completo “Quanto costa all’Italia la crisi climatica?”

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