La verità sul biologico

Dopo la puntata di Report che ha messo in luce come i controlli smascherino l'esistenza di truffe, produttori e consumatori si alleano per sollecitare il miglioramento della certificazione, nella convinzione che il biologico sia un tesoro prezioso per la salute e l'ambiente. Scarica il dossier di Terra Nuova "La verità sul biologico" (lo trovi in Pdf nell'allegato in fondo all'articolo).

21 Ottobre 2016

La puntata di Report sul biologico con il servizio "Bio illogico" ha messo in luce una gigantesca truffa a danno di aziende e consumatori, partita da San Paolo di Civitate, un piccolo paese della provincia di Foggia, e legata a doppio filo con la produzione di grano in Romania. Siamo contenti che vengano messe in luce lacune, omissioni, o come in questo caso ritardi nelle operazioni di controllo. Dispiace che bastino pochi minuti in televisione per gettare discredito su un intero settore fatto da produttori coscienziosi e operatori che lavorano con estrema serietà e che contribuiscono a creare nuova occupazione. A rigor di logica il fatto che vengano riscontrate irregolarità, non deve essere una condanna per il biologico, che oltre a un marchio certificato, rappresenta un modo di fare agricoltura che ha vantaggi innegabili sul piano ambientale, nutrizionale e salutistico. Il disclaimer utilizzato da Milena Gabanelli, secondo cui  “non sono tutti uguali”, ci è sembrata più frase cautelativa e di circostanza che una reale convinzione o considerazione maturata da analisi e ricerche, che un lavoro giornalistico così imponente deve presupporre. Detto questo, a parte alcune inesattezze (vedi la risposta di Natura Sì) la denuncia è giusta e coglie nel segno: c’è qualcosa nel sistema di certificazione, come sostiene Federbio, che va cambiato. I controlli hanno funzionato, ma in ritardo, perché gli ispettori si sono accorti della frode quando il grano era già diventato pasta.La riflessione da fare, e che forse, da un punto di vista mediatico, è ancora più allarmistico è che il biologico rimane il settore più controllato di tutto l’agroalimentare italiano. Pensate voi cosa succede al di fuori del bio!Per chi regolarmente consuma biologico andava inoltre messo in rilievo un aspetto fondamentale che poteva stimolare la coscienza critica per un consumo più attento e responsabile: la maggior parte degli scandali rilevati nel bio negli ultimi anni hanno a che fare con l’importazione di derrate alimentari di provenienza estera, dove i controlli sono più blandi, con una doppia offesa ai nostri produttori nazionali.Crediamo che un servizio giornalistico debba fornire degli strumenti utili per una valutazione corretta, oltre a suscitare una facile e istintiva indignazione. La certificazione biologica ad oggi è l'unica che ti dice della provenienza italiana, Ue o non Ue delle materie prime.Dispiace che pochi minuti di televisione possano invece condizionare il giudizio dell’opinione pubblica. In questi giorni, nei bar o nei supermercati se ne sono sentite di tutti i colori. Ma dire che il bio è una truffa, o che il biologico non esiste è una diffamazione ben poco motivata. Per chi non si sveglia solo nel momento dello scandalo, consigliamo di andare a visitare le aziende agricole biologiche, vedere come lavorano rispetto alle aziende convenzionali. È importante osservare, confrontate la salute dei terreni, verificare la capacità di assorbimento dell’acqua dopo le piogge torrenziale. È bene documentarsi, leggere i test di confronto sui prodotti, e considerare tutti i valori ambientali, etici, salutistici, che il biologico porta da sempre con sé.«Il bio è il settore più controllato di tutto l’agroalimentare italiano - spiega Federbio - gli Organismi di Controllo e di Certificazione soci FederBio,  che controllano 51.830 dei quasi 60.000 operatori biologici italiani, hanno effettuato nel 2015 un totale di 68.669 verifiche ispettive pari a 1,32 visite/operatore/anno, con una frequenza più che tripla rispetto al settore dei prodotti a denominazione di origine. Le visite ispettive prevedono sopralluoghi in campo e presso le strutture e magazzini degli operatori, la verifica della congruità dei prodotti in entrata e in uscita e prelievi di campioni da sottoporre ad analisi presso laboratori accreditati indicati dal ministero delle Politiche agricole. Queste ispezioni sono aggiuntive a quelle dei normali organi di vigilanza (Nas, Ispettorato per la repressione delle frodi, Asl, etc). Per supplire agli incomprensibili ritardi del ministero delle Politiche agricole, FederBio, quale organizzazione interprofessionale di riferimento per le imprese del settore biologico italiano, e ACCREDIA, l’ente nazionale di accreditamento per laboratori e organismi di certificazione, si sono dotati di strumenti informatici che consentono la verifica in tempo reale della regolarità degli acquisti e delle vendite con la tracciabilità fino al campo di produzione. Il progetto è al momento unico in Europa, a conferma del primato italiano in materia di controlli nell’agroalimentare».
«Nella puntata di Report sono emerse le situazioni critiche che FederBio segnala da anni – dichiara Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – In particolare l’assenza di coordinamento del sistema di certificazione da parte del ministero, come contestato anche dalla UE, come di una vigilanza efficace non meramente burocratica. Gli organismi di certificazione devono essere sgravati da inutili adempimenti formali per concentrare sempre più la loro attività sui controlli in azienda. Quanto emerso dalla trasmissione televisiva indica la necessità di prevedere nel Piano strategico nazionale il riconoscimento di un organismo interprofessionale chiamato a elaborare regole per mantenere l’integrità del settore e per delineare strategie per il suo sviluppo.  Tutto questo considerato e per ridare efficacia e autorevolezza alla delega sul biologico chiediamo un incontro al Ministro Martina.  FederBio, come sempre, è pronta per la riforma del sistema di certificazione che sia da modello in Europa. E’ necessario ripartire dalla tracciabilità e dal coordinamento efficace fra gli attori del sistema».

«Naturalmente abbiamo ricevuto molte mail, telefonate e commenti dopo la puntata di Report - spiega Fabio Brescacin, presidente di Ecor NaturaSì - Da dove cominciare? Cominciamo dagli inizi. Noi abbiamo iniziato più di 30 anni fa con il biologico ed il biodinamico e il nostro scopo non era fare denaro, o diventare dei grandi commercianti, ma promuovere e sostenere gli agricoltori che allora iniziavano a coltivare in modo sano, e dare un prodotto sano, prima a noi stessi, e poi a quelle persone, poche allora, che sentivano che la Terra si stava avvelenando, così come i prodotti che arrivavano sulla loro tavola. Siamo partiti subito, a fianco della commercializzazione, allora fatta in forma cooperativa, con una cooperativa agricola biodinamica a Conegliano Veneto, per produrre con il metodo biodinamico, perché era ed è la sana e vera agricoltura il nostro scopo principale. L’impulso iniziale, che era prettamente ideale è rimasto tale anche dopo trent’anni, infatti per salvaguardarlo anche oltre noi stessi, abbiamo messo tutte le azioni dei fondatori in una Fondazione No Profit, che ha come scopo la salvaguardia della missione dell’azienda ed il sostegno all’agricoltura biodinamica ed all’educazione dei giovani. Questo per esprimere che il cuore pulsante della nostra azienda non ha un fine speculativo e non è nato sull’onda di un interesse commerciale, ma la sua forza e la sua missione rimane la stessa anche dopo molti anni di duro lavoro, anzi in momenti delicati come questi, gli ideali rappresentano sempre di più il nostro motivo di azione e la nostra direzione da seguire. Quindi al biologico vero noi abbiamo dedicato e continuiamo a dedicare tutta la nostra vita, senza interessi personali, se non quelli di fare bene il nostro lavoro e rispondere adeguatamente alla nostra missione. Alcuni ci hanno insultato pesantemente in questi giorni, accettiamo la flagellazione, ma vi preghiamo di venire a conoscerci e di approfondire quello che facciamo, anche se siamo coscienti che molta strada deve ancora essere fatta e noi siamo i primi a sentire comunque la nostra imperfezione e a voler sempre migliorare. Questo sulla nostra buona fede. Poi ognuno è libero di giudicare e prendere liberamente le sue decisioni».

Sul servizio di Report, Brescacin spiega: «Bernardo Iovene, il giornalista, è stato da noi e lo abbiamo portato a visitare alcune nostre aziende, se avesse avuto più tempo avremmo voluto che ne visitasse altre e visitasse la nostra scuola superiore di agricoltura biologica (con i giovani non si bara!) ed il nostro laboratorio sulla qualità degli alimenti, ma non è stato possibile. Credo, ma chiediamolo a lui, che abbia visto come lavoriamo e ne abbia avuto un’impressione positiva, ma non lo ha evidenziato perché il suo scopo, da lui dichiarato, era di mettere in evidenza le debolezze e le truffe e lasciare per altre occasioni il lato positivo del bio e del biodinamico (è in programma una trasmissione sui danni da pesticidi nel mese di novembre ove si evidenzieranno i valori del bio). NaturaSì nella trasmissione del 10 ottobre è stata citata come socia del Consorzio il Biologico, perché lo è da molti anni, pur non avendo mai avuto alcuna influenza sulla sua gestione, (allora per essere certificati si diventava soci), ma già da molti anni EcorNaturaSì non è certificata dal Consorzio il Biologico (organismo di certificazione CCPB) ma da un ente assolutamente da noi indipendente che è Q Certificazioni srl e la signora Gabanelli lo dirà correttamente in trasmissione. Noi che siamo nel settore da anni conosciamo il rischio truffe e per questo abbiamo intrapreso una nostra strada di qualità e di controllo. Abbiamo, in proporzione al fatturato, uno dei più competenti e consistenti uffici qualità d’Europa, il quale si occupa dei controlli della merce in entrata e dei controlli alle aziende, ma soprattutto, abbiamo un servizio di agronomi in campagna che segue gli agricoltori dall’inizio alla fine, supportandoli per la soluzione degli infiniti problemi quotidiani in agricoltura biologica. A volte le frodi del bio sono dovute a malafede, come quelle evidenziate da Report, a volte sono dovute a mancanza di preparazione tecnica degli agricoltori, per questo non solo li controlliamo, ma li supportiamo ed affianchiamo per arrivare ad un prodotto che sia sano per il consumatore, e che possa giustamente sostenere anche economicamente il produttore. Su questo tema siamo molto attenti e cerchiamo di pagare prezzi adeguati agli agricoltori, perché solo in questo modo possono fare bene il loro lavoro e garantire un prodotto di qualità. Il bio non può essere pagato né costare come il convenzionale, i bassi prezzi dei prodotti alimentari hanno distrutto l’agricoltura ed hanno costretto gli agricoltori ad usare enormi quantità di prodotti chimici per aumentare la produzione e ridurre l’impiego di persone in campagna, per questo stiamo facendo di tutto per riconoscere agli agricoltori un giusto prezzo. Se qualcuno non si fida delle nostre parole, contatti uno qualsiasi dei nostri produttori Terre di Ecor e si faccia un suo giudizio personale (sono presenti sul sito ecor.it ). Sulla qualità stiamo mettendo tutte le nostre energie, primo perché rispondiamo alla nostra coscienza e alla nostra missione e poi perché vogliamo rispondere adeguatamente alla fiducia dei nostri consumatori che pagano per avere un prodotto di qualità. Qualche falla può capitare anche a noi, ma credeteci, siamo attentissimi. Per esempio non abbiamo mai acquistato dalle realtà che hanno avuto un ruolo di responsabilità nelle frodi citate da Report, avendo per i nostri prodotti a marchio delle filiere dedicate. Sui prodotti importati dobbiamo per amor di verità e di trasparenza, fare delle precisazioni. Non importiamo direttamente prodotti romeni, né moldavi, né ucraini o da altri paesi dell’est Europa, ma ora stiamo sostenendo una piccola azienda in Romania (fondata da un agricoltore romeno che ha lavorato molti anni in Italia in un’azienda biodinamica, le Cascine Orsine di Bereguardo - PV) ed a fine mese andremo a visitare alcuni produttori seri in Ucraina, proprio perché dobbiamo e vogliamo aiutare e sostenere l’agricoltura sana anche in altri paesi per creare degli esempi virtuosi che dimostrino che il lavoro si può fare bene e rompano un sistema, che si è creato, come Report ha evidenziato. Con lo stesso obiettivo, di portare un esempio virtuoso ed avere un prodotto di sicura provenienza e qualità, 10 anni or sono abbiamo promosso e sostenuto la Fattoria Di Vaira nel Molise, a confine con la Puglia, che vi invitiamo a visitare, sono 600 ettari biodinamici, coltivati con rigore, qualità ed attenzione. Molte nostre aziende storiche e virtuose sono nate con l’aiuto di tecnici e commercianti svizzeri e tedeschi, ed anche oggi andiamo spesso in questi paesi per trarre ispirazione, competenze tecniche e stimoli al miglioramento; ora reputiamo doveroso anche noi aiutare aziende in paesi meno sviluppati, a fare un buon lavoro ed a sviluppare una cultura del bio in loco ed anche un mercato locale, ma che in una fase iniziale necessitano di essere aiutate anche commercialmente. Quindi non reputiamo scandaloso importare prodotti da altri paesi se si tratta di aziende serie, dando sempre comunque la preferenza alla produzione locale italiana, e aiutandole contemporaneamente a crearsi un proprio mercato locale. Con questo spirito siamo costantemente in sud America per la banana o per lo zucchero o la quinoa, siamo stati recentemente in Palestina per i datteri, siamo stati in India per il basmati ed anche in Cina ove c’é un enorme bisogno di coltivare e mangiare bio, per semi di zucca, grano saraceno, semi di girasole, soia verde e rossa, che comunque sempre di più cerchiamo di produrre in Italia. Non ci accontentiamo mai della sola certificazione bio, e vogliamo andare oltre per avere la massima garanzia e per avere un bio di alta qualità, perché come il convenzionale non è tutto uguale anche il bio può essere e deve sempre essere continuamente migliorato. Non per autoelogiarci, ma perché è la verità, da anni siamo attivi con il lavoro sulle sementi, che è un tema importantissimo. Oltre ad organizzare da 6 anni Seminare Il Futuro in molte aziende (sarà domenica 16 ottobre in tutta Italia) per sensibilizzare anche i nostri consumatori su questo tema e far visitare le nostre aziende, stiamo lavorando con l’azienda svizzera Sativa, il selezionatore Peter Kunz ed alcuni istituti di ricerca italiani, per creare e selezionare sementi biologiche non ibride di alta qualità nutrizionale, su ortaggi e cereali ed ora stiamo facendo una Fondazione senza scopo di lucro per evitare fenomeni di brevetti e proprietà private sul seme. Ci siamo dedicati a seguire le nostre aziende, i nostri prodotti e i nostri produttori. Continueremo con impegno per sostenere e correggere gli errori che sono emersi nel tempo nel sistema del biologico. Coglieremo questa occasione per essere sempre più presenti per una correzione di tutto il sistema del bio, e per questo abbiamo sollecitato sia Federbio che il Ministero alla creazione di un tavolo di lavoro, per correggere e sostenere questo settore e la sua credibilità. Ci sono moltissime persone serie e fortemente motivate in tutto il mondo che da anni lavorano con dedizione per una sana agricoltura, anche se questo non è emerso nel servizio di Report, e queste vanno sostenute perché il biologico ed il biodinamico sono l’unica strada per il futuro, della Terra, del cibo e di tutta la società umana. Sicuramente non sarò stato esaustivo, ma questo di cuore mi sono sentito di esprimere come risposta a tutti coloro che si sono posti e ci hanno posto delle domande dopo la trasmissione di Report. Dovremo lavorare ancora più intensamente all’interno del movimento bio, ma anche all’interno della nostra azienda per migliorare comunque tutto il migliorabile, per essere sempre più trasparenti, per comunicare quello che facciamo e ricevere dai nostri consumatori, che sono il nostro bene più prezioso, insieme ai nostri agricoltori, gli stimoli ed i pungoli per fare sempre meglio, ed è questo che vogliamo per interessi morali e sociali, prima ancora che economici».

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di Terra Nuova

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